“Ma questa agopuntura urbana … cos’è?”

Agopuntura urbana stilizzata
Agopuntura urbana stilizzata

Needle e l’ agopuntura urbana

Negli anni di università ci siamo affezionati molto all’ agopuntura urbana, tanto che abbiamo deciso di riprendere questo tema per le nostre sperimentazioni nelle città.  La scelta di chiamare il nostro gruppo di architettura “Needle” , infatti, ne è un riferimento esplicito.

Conosciamo molte persone che, grazie al nome che abbiamo scelto, si sono appassionate al termine, anche senza conoscerne la storia. In effetti, senza bisogno di troppe spiegazioni, è un’espressione che rimanda subito all’immagine di una città che viene punta da grandi aghi per farsi curare.

Tuttavia, viene sempre il giorno in cui le stesse persone ci chiedono… “Ma questa ‘ agopuntura urbana ’… di preciso… cos’è?”. Ecco perché ci è sembrato opportuno scrivere questo articolo sul tema.

Il concetto di agopuntura urbana

L’ agopuntura – intesa come pratica della medicina tradizionale cinese – viene metaforicamente applicata alla pianificazione urbana. Piccole “punture” per grandi benefici a tutto l’organismo città, proprio come se fossero la cura a quelli che si potrebbero definire i suoi malesseri.

Il concetto definisce bene il carattere locale degli in­terventi. Infatti, ci si riferisce a interventi di piccola scala che possono avere grande risonanza sul benessere di una comunità e sul valore sociale e culturale di un’area urbana.

Si tratta di interventi situati in postazioni strategiche per la vita delle città. Per questo motivo, riescono a sfruttare le energie della collettività per migliorare il paesaggio urbano, in contrapposizione alle logiche top-down più comuni all’urbanistica tradizionale.

L’ agopuntura urbana di Jaimie Lerner

Il termine è stato usato dall’architetto e urbani­sta brasiliano Jaime Lerner e fa riferimento a un tipo specifico di strategia d’intervento nella città. Nella pianificazione urbana, si opta per progetti caratterizzati da una certa concretezza e con un grande potenziale di rigenerazio­ne. Così è stato per Curitiba, città na­tale di Lerner. Qui, ha promosso interventi efficaci a varie scale, che sono riusciti a rivita­lizzare il tessuto urbano e ad enunciare i principi che seguono questo tipo di progetti.

In “Acupuntura urbana”, Lerner celebra queste “punture” di cambiamento: storie di progetti, persone e iniziative da tutto il mondo che si propagano attraverso le loro comunità per migliorare la vita della città. Lerner racconta nel suo libro al­cuni di questi interventi e reinventa il significato del concetto di “agopuntura urbana” che a sua volta era stato sviluppato da molti urbanisti.

L’ agopuntura urbana di Marco Casagrande

La definizione origina­le è infatti stata sviluppata dall’architetto finlandese Marco Casagrande: la pianifica­zione della città è concepita come un divenire di episodi e pro­cessi che messi insieme ne fanno l’evoluzione e la ricchez­za. Anche secondo Casagran­de è possibile intervenire su aree estese della città attraverso innesti localizzati.

In pratica si considera più importante la risonanza che un piccolo gesto può avere nel tempo, rispetto al rumo­re di un grande interven­to, cercando di prevederne l’impatto. Di conseguenza risulta ne­cessario che la rigenera­zione urbana sia puntuale e tattica, a favore di piccole trasformazioni non solo nello spazio fisico, ma anche nei proces­si, che aiutino a incana­lare meglio la gran­de quantità di risorse in circolazione.

Cicada,© AdDa
Progetto Cicada di Marco Casagrande a Taipei City, Taiwan (img. courtesy of ArchDaily)

La dimensione sociale dell’ agopuntura urbana

L’agopuntura urbana è fortemente legata all’azione sociale, sull’onda di nuove spinte che stanno contrastando i progetti predeterminati attraverso numerosi movimenti dal basso. Emergono come nuova forza vitale nelle città, accomunate da una volontà di azione concreta per rigenerare gli spazi collettivi.

Si configurano così nuovi spa­zi di relazione e questo spazio con­nettivo ha una funzione te­rapeutica ed è capace di favorire lo scambio sociale tra la comunità.

Progettare per il territorio, progettare per le persone

Il termine “agopuntura urbana” non è il solo che descrive interventi di questo genere. Si potrebbe parlare anche di “urbanistica tattica”, o di tante altre esperienze informali e meno teoriche che hanno allo stesso modo migliorato spazi di città apportando benessere alle comunità di fruitori dello spazio stesso.

In conclusione, possiamo dirvi di esserci presi a cuore il termine per la sua capacità di trasmettere in maniera immediata un’idea. Un’idea di progetto per la città che condividiamo.

Un progetto che mira a trasformare luoghi già esistenti, dei luoghi spesso interstiziali o anonimi nascosti fra gli scarti del costruito, ma con un potenziale di trasformazione. Un progetto che interagisce sia con lo spazio che con le persone. Un progetto che non sia dunque esclusivamente fisico, né esclusivamente sociale.

Da “Acupuntura urbana“…

Ho sempre avuto l’illusione e la speranza che, con una puntura di ago, sia possibile curare i mali. Il principio di recuperare l’energia di un punto dolente o affaticato per mezzo di un semplice tocco ha a che vedere con la rivitalizzazione di questo punto e dell’area che lo circonda.

Credo che alcune ‘magie’ della medicina possano, e debbano, essere applicate alle città, poiché molte di esse sono ammalate, ed alcune quasi all’ultimo stadio. Proprio come la medicina necessita dell’interazione tra il medico ed il paziente, anche in urbanistica è ne­cessario far reagire le città. Trattare un’area in modo che la si possa curare, migliorare, creando reazioni positive e a catena. È indispensabile intervenire per rivitalizzare, per far lavorare l’organismo in un altro modo […].

Sappiamo che la pianificazione è un processo. Per buono che sia, non determina trasformazioni immedia­te. Quasi sempre è una scintilla che inizia una azione alla quale consegue una propagazione di quest’azione. Ed è questo che chiamo una buona agopuntura. Una vera agopuntura urbana.

Jaime Lerner

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