Talking to – Davide Cazzaniga | Selva Urbana

Davide Cazzaniga è il fondatore di Selva Urbana, progetto nato nel 2014 che ha come obiettivo lo sviluppo di “foreste in città”, valorizzando aree urbane, spazi degradati e/o di potenziale usufrutto pubblico. Tutto questo con in mente l’obiettivo della sostenibilità e il miglioramento ambientale nelle città dove viviamo.


Illustrazione Selva Urbana.

Needle: Com’è nata Selva Urbana?

Davide: Selva Urbana è nata nel 2014 a seguito della nascita di una manifestazione sportiva che si chiama Tree Climbers Contest – arrampicata – durante il quale abbiamo iniziato a coinvolgere gli arrampicatori sul tema dell’ambiente e il core business dell’evento era quello di raccogliere un po’ di soldi per acquistare degli alberi e andare a piantarli. Da lì, ci siamo affidati inizialmente a LifeGate con cui abbiamo collaborato per progetto km verde: tramite loro, abbiamo usato i soldi raccolti per acquistare degli alberi. Poi in realtà, quando li abbiamo piantati ci siamo resi conto che non era proprio quello che ci aspettavamo. Quindi ho creato il nostro progetto, chiamato appunto “Selva Urbana” che utilizza la raccolta fondi sempre per poter piantare degli alberi, ma che ha come obiettivo fondamentale quello di legare tre elementi, che sono: cittadinanza, amministrazione e aziende. Abbiamo così iniziato a fare manifestazioni sportive e raccolte fondi in collaborazione con partner – tra cui Patagonia – che dal 2015 e 2016 hanno portato alla nascita di due aree verdi a Milano: una a Sesto, area Falc nell’ottica di realizzare una green belt che colleghi Parco Monza e Parco Lambro, e un’altra lungo il Naviglio Grande.

Needle: Quindi quale è il vostro social scope?

Davide: Il principio di Selva Urbana è quello di aiutare l’amministrazione e la cittadinanza a raggiungere lo stesso obiettivo: quello di creare aree verdi sostenibili. Anche perché crediamo molto di più nel locale che nell’internazionale: crediamo che oggi sia necessario lavorare sul territorio per cambiare la mentalità e poi eventualmente andare a livello internazionale (Think glocal!).

Needle: Quale metodo usate per la messa a dimora degli alberi?

Davide: Creiamo sempre impianti forestali, ad innesto da 1/1.5 m in modo che nel tempo ci sia una moria eventuale programmata del 30% così da ottenere il sottobosco. Quando andiamo a piantare chiediamo che l’agronomo sia presente per individuare l’area corretta per la messa a dimora e controllare il sesto di impianto. Una volta realizzata l’area poi questa è pubblica e rimane a disposizione dei cittadini.

Needle: Siete nati direttamente come associazione o come start up? Che “formula” siete?

Davide: Da maggio 2016 siamo diventati associazione: inizialmente eravamo progetto, ma abbiamo capito che serviva una struttura giuridica differente, soprattutto per entrare in comunicazione con le aziende. Ci siamo quindi fatti una sorta di stage, ci siamo testati per capire se potevamo funzionare e ad oggi siamo un’associazione di promozione ambientale e culturale, una no-profit che però si muove quasi come se fosse una start-up. L’idea è poi di evolversi fino a diventare una vera e propria start up rivolta alla sostenibilità ambientale.

Needle: Quali sono i servizi che offrite, oltre a quello di piantare alberi?

Davide: Ci siamo resi conto che non bastava il motivo etico per coinvolgere le persone e l’anno scorso abbiamo creato una linea di illustrazioni e tshirt acquistabili attraverso un’offerta libera durante le manifestazioni o su ordinazione. Offriamo servizi di educazione per le scuole, di sensibilizzazione ambientale e soprattutto lavoriamo con le aziende/studi professionali organizzando eventi di team building o di formazione attorno al tema della sostenibilità.
Inoltre, stiamo collaborando con degli studi di falegnameria artistica per creare assieme un’ economia circolare del legno, andando a prendere il legno di scarto nella zona di Monza/Brianza: solo quel legno viene scelto per venire utilizzato e trattato, con un enorme vantaggio sia economico che ambientale. Da lì noi siamo la catena ultima per la riforestazione per compensare l’albero tagliato.

Needle: Come vi presentate alle amministrazioni e com’è cambiato questo rapporto rispetto agli inizi?

Davide: Dal punto di vista burocratico non ci sono stati grossi cambiamenti, ma il rapporto con l’amministrazione è diventato più agevole. Prima ci presentavamo come privati, quindi si facevano delle lettere di collaborazione/ intenti con piano forestale e cartografia che si inviavano al comune e venivano dunque stipulati degli accordi tra me, cittadino privato, e l’amministrazione.
Adesso, poiché siamo diventati associazione è più semplice: si stipulano accordi tra noi e l’amministrazione che è più tranquilla perché lavora con una no-profit ed è anche più tutelata dal punto di vista giuridico. Dopo aver piantato, una volta che l’albero viene messo a dimora lo spazio diventa loro completamente e io non ho nessuna responsabilità, lasciando alla città un’area rigenerata.

Cover image: illustrazione per Selva Urbana di Elena Mistrello